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29 mar 2011

Salute- logopedisti, anche noi diamo l'Oscar a 'Il discorso del Re'

Milano, 3 mar. (Adnkronos Salute) - Non solo le 4 statuette conquistate nell'ultima edizione degli Academy Awards. 'Il discorso del Re', il film di Tim Hooper che ha fatto incetta di premi nella notte più glamour di Hollywood, incassa anche l'Oscar dei logopedisti.
"Il nostro 'Oscar' personale l'abbiamo dato idealmente a questo film subito dopo averlo visto in anteprima. E glielo abbiamo dato di cuore e 'di pancia', perché racconta una storia emozionante e delicatissima, che descrive in modo bellissimo quello che dovrebbe essere il corretto rapporto tra una persona che balbetta, chi la cura e la famiglia del paziente". A spiegarlo all'Adnkronos Salute è Tiziana Rossetto, presidente della Federazione logopedisti italiani (Fli), intervenuta oggi a Milano alla presentazione della Giornata europea della logopedia che si celebra il 6 marzo.
Secondo l'esperta, la storia di Re Giorgio VI d'Inghilterra, il padre della Regina Elisabetta interpretato da Colin Firth, e del suo terapeuta Lionel Logue (Geoffrey Rush) dimostra soprattutto "l'importanza di un approccio basato sulla stima, sulla fiducia e sull'accettazione del paziente per la persona che è, indipendentemente dal suo problema linguistico". E' questo l'atteggiamento giusto da tenere non solo nello studio del logopedista, ma anche e soprattutto in famiglia, avverte Rossetto.
E poco importa se Logue faceva il logopedista senza averne i titoli. Mentre commenta il film, la presidente della Fli lo chiama ugualmente "collega". Perché accanto al "sapere", precisa Rossetto, ci deve essere il "saper fare" e il 'falso dottore' di Re Giorgio, nella realtà un attore fallito, il mestiere sul campo lo conosceva davvero. "Per il suo paziente era diventato una specie di coach ed è stato capace di guadagnarsi rispetto e fiducia", riflette la numero uno dei logopedisti italiani.
Ovviamente "la competenza del terapeuta e le basi scientifiche del suo agire sono un elemento fondamentale", tiene a puntualizzare l'esperta. "Oggi le tecniche utilizzate dai logopedisti sono molto cambiate - continua - e sono cambiati anche i pazienti, che spesso si presentano informatissimi, con in mano articoli scaricati da Internet".
Ma alcuni elementi chiave del 'metodo Logue' restano ancora ingredienti fondamentali per aiutare chi balbetta: "Permettere al paziente anche di sbagliare, non correggerlo, non ripetere ciò che dice, non finire al posto suo la frase su cui si è inceppato - elenca Rossetto - Soprattutto lavorare anche con i familiari del paziente, per capire le loro aspettative e fare counselling".
Sulla balbuzie, "un problema multifattoriale con una quota importante di ereditarietà", al momento "non ci sono dati epidemiologici precisi - continua la specialista - In generale rientra nella famiglia dei disturbi del linguaggio, che interessano il 4% circa della popolazione".
L'aiuto più grande al paziente, insegna Rossetto, è "distoglierlo dalle sue paure. Per lui balbettare diventa un dramma, teme a tal punto di parlare che a volte arriva addirittura a evitare di farlo. Il primo obiettivo, quindi, è intervenire precocemente e lavorare perché la balbuzie non diventi un handicap e non limiti la persona nella sua vita quotidiana".
In quest'ottica, dunque, parlare di guarigione è un po' fuorviante. I parametri in base ai quali giudicare i progressi fatti sono soggettivi, spiega infatti la presidente dei logopedisti. Ogni paziente ha a cuore il raggiungimento di obiettivi diversi, dal sostenere un'interrogazione o un esame fino al riuscire a parlare in pubblico. Per questo "ogni paziente deve avere un proprio progetto, focalizzato sulle proprie necessità e aspettative, e in base a questo si costruisce il percorso terapeutico", conclude Rossetto.

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