Milano, 3 mar. (Adnkronos Salute) - Non solo le 4 statuette conquistate nell'ultima edizione degli Academy Awards. 'Il discorso del Re', il film di Tim Hooper che ha fatto incetta di premi nella notte più glamour di Hollywood, incassa anche l'Oscar dei logopedisti.
"Il nostro 'Oscar' personale l'abbiamo dato idealmente a questo film subito dopo averlo visto in anteprima. E glielo abbiamo dato di cuore e 'di pancia', perché racconta una storia emozionante e delicatissima, che descrive in modo bellissimo quello che dovrebbe essere il corretto rapporto tra una persona che balbetta, chi la cura e la famiglia del paziente". A spiegarlo all'Adnkronos Salute è Tiziana Rossetto, presidente della Federazione logopedisti italiani (Fli), intervenuta oggi a Milano alla presentazione della Giornata europea della logopedia che si celebra il 6 marzo.
Secondo l'esperta, la storia di Re Giorgio VI d'Inghilterra, il padre della Regina Elisabetta interpretato da Colin Firth, e del suo terapeuta Lionel Logue (Geoffrey Rush) dimostra soprattutto "l'importanza di un approccio basato sulla stima, sulla fiducia e sull'accettazione del paziente per la persona che è, indipendentemente dal suo problema linguistico". E' questo l'atteggiamento giusto da tenere non solo nello studio del logopedista, ma anche e soprattutto in famiglia, avverte Rossetto.
E poco importa se Logue faceva il logopedista senza averne i titoli. Mentre commenta il film, la presidente della Fli lo chiama ugualmente "collega". Perché accanto al "sapere", precisa Rossetto, ci deve essere il "saper fare" e il 'falso dottore' di Re Giorgio, nella realtà un attore fallito, il mestiere sul campo lo conosceva davvero. "Per il suo paziente era diventato una specie di coach ed è stato capace di guadagnarsi rispetto e fiducia", riflette la numero uno dei logopedisti italiani.
Ovviamente "la competenza del terapeuta e le basi scientifiche del suo agire sono un elemento fondamentale", tiene a puntualizzare l'esperta. "Oggi le tecniche utilizzate dai logopedisti sono molto cambiate - continua - e sono cambiati anche i pazienti, che spesso si presentano informatissimi, con in mano articoli scaricati da Internet".
Ma alcuni elementi chiave del 'metodo Logue' restano ancora ingredienti fondamentali per aiutare chi balbetta: "Permettere al paziente anche di sbagliare, non correggerlo, non ripetere ciò che dice, non finire al posto suo la frase su cui si è inceppato - elenca Rossetto - Soprattutto lavorare anche con i familiari del paziente, per capire le loro aspettative e fare counselling".
Sulla balbuzie, "un problema multifattoriale con una quota importante di ereditarietà", al momento "non ci sono dati epidemiologici precisi - continua la specialista - In generale rientra nella famiglia dei disturbi del linguaggio, che interessano il 4% circa della popolazione".
L'aiuto più grande al paziente, insegna Rossetto, è "distoglierlo dalle sue paure. Per lui balbettare diventa un dramma, teme a tal punto di parlare che a volte arriva addirittura a evitare di farlo. Il primo obiettivo, quindi, è intervenire precocemente e lavorare perché la balbuzie non diventi un handicap e non limiti la persona nella sua vita quotidiana".
In quest'ottica, dunque, parlare di guarigione è un po' fuorviante. I parametri in base ai quali giudicare i progressi fatti sono soggettivi, spiega infatti la presidente dei logopedisti. Ogni paziente ha a cuore il raggiungimento di obiettivi diversi, dal sostenere un'interrogazione o un esame fino al riuscire a parlare in pubblico. Per questo "ogni paziente deve avere un proprio progetto, focalizzato sulle proprie necessità e aspettative, e in base a questo si costruisce il percorso terapeutico", conclude Rossetto.
vedi gli orologi più economici a repliche orologi
29 mar 2011
24 mar 2011
Pre SIHH 2010- Due Nuovi Orologi Vacheron Constantin ultrapiatti
Vacheron Constantin è riconosciuta all’unaminità dalla comunità degli appassionati di orologi da polso come una delle Maìson che costruisce i segnatempo più sottili del mondo.
Per il 2010 la casa introdurrà due nuovi orologi che entreranno a far parte della nota collezione Historiques:
Per celebrare nel 2010 il suo 55° Anniversario? è stato rinnovato con una nuova platina e ponti, in oro. Nel suo diametro di 21 mm. sono 117 i pezzi che lo compongono. Le decorazioni che sono state rigorosamente eseguite a mano sono: Cotes de Genève, taglio e smussatura ed infine l’incisione del Punzone di Ginevra.
Il modello Historiques 1968 è come il 1955 in oro rosa 18K 4N, ma con cassa quadrata che misura 32,5 mm di diametro e 5.5 mm di spessore. Al suo interno è alloggiato il Calibro 1120 che misura 28 mm di diametro per uno spessore di 2.45 mm leggermente più spesso del Calibro 1003, ma addirittura a carica automatica. Come il suo fratello “tondo” è particolarmente curato nelle finiture e presenta le stesse decorazioni. Prezzo: 28.800 € l’uno.
contaminuti
vedi gli orologi più economici a Patek Philippe
- Historiques Ultra-fine 1955 – Ref. 33155/000R-9588
- Historiques Ultra-fine 1968 – Ref. 43043/000R-9592
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vedi gli orologi più economici a Patek Philippe
17 mar 2011
Novità Patek Philippe Ref 5950A cronografo monopulsante
Dalla fine dello scorso anno Patek Philippe si è particolarmente concentrata nel reinterpretare la complicazione del cronografo, iniziando da quello pensato per la donna Ref. 7071 R.

A Basilea – Baselworld 2010 la Maison ha lanciato la nuova referenza 5950A che presenta un movimento cronografico “à rattrapante” ultrapiatto che vuole rendere merito con la sua cassa in acciaio agli storici modelli costruiti negli anni ’40, oggi tra i più desiderati dai collezionisti.
Il Calibro CHR 27-525 PS è il movimento meccanico con cronografo monopulsante più sottile del mondo. Interessante decodificare dalle sue sigle alcune importanti informazioni:
CHronographe à Rattrapante (sdoppiante), 27 mm di diametro, 5,25 mm di spessore, Piccoli Secondi
In esso sono racchiuse alcune importanti innnovazioni: in primo luogo un contatore di 60 minuti che lavora in presa diretta con il pignone conduttore della minuteria. Poi le ruote del meccanismo del cronografo (ruota conduttrice del cronografo, ruota d’innesto e ruota intermedia) sono dotate di denti dal profilo brevettato che consentono di inserirsi perfettamente gli uni negli altri invece di creare attriti tra di loro.

Patek Philippe può anche permettersi di adottare una soluzione controcorrente come quella di racchiudere un Calibro ultrasottile in una cassa di acciaio, invece che inserirlo in metalli preziosi, senza che questo significhi rivedere i suoi standard o prezzi: è così e basta. Nel 1976 quando apparve il suo modello sportivo per eccellenza Nautilus, non fu così? Addirittura lo promuoveva con lo slogan provacatorio “Uno degli orologi più cari del mondo è in acciaio“.
La cassa tonneau in acciaio massiccio del 5950A misura 37 mm di larghezza e 44,60 mm da ansa ad ansa. E’ impermeabile fino a 30 metri di profondità e la Maison dichiara che è “dotata di guarnizioni sui diversi componenti della cassa, sul pulsante rettangolare della lancetta sdoppiante posto tra le ore 1 e le ore 2, sull’albero di carica e sul pulsante del cronografo alloggiato nella corona. Esse assicurano una protezione efficace contro gli spruzzi d’acqua e le brevi permanenze acquatiche“. Io personalmente non riuscirei a buttarmi in acqua con un Patek neanche per una “breve permanenza”, il cinturino in alligatore bruno a scaglie quadrate, cucito a mano con fibbia ad ardiglione in acciaio ornata di un decoro inciso e laccato in nero, neppure lui lo consiglierebbe…
il quadrante opalino argenté è dotato di una scala minuti “a binario” che sottolinea lo stile maschile e tecnologico di questo cronografo “à rattrapante”. Dettaglio originale e raffinato: i quattro angoli del quadrante si adornano di un decoro inciso in nero. La misura dei tempi limitati e dei tempi intermedi si effettua mediante la lancetta del cronografo al centro e la sua sdoppiante, ambedue ossidate in nero e dotate di contrappeso. L’indicazione del tempo normale è fornita da due eleganti lancette stile “feuille” in oro bianco 18 carati, anch’esse al centro, puntate verso cifre Breguet applicate in oro bianco. I due quadranti ausiliari sono ornati da un fine decoro azzurrato; i piccoli secondi a ore 9 vengono segnati da una piccola lancetta in oro bianco dello stesso stile delle lancette di ore e minuti, mentre il contatore continuo di 60 minuti a ore 3 monta una piccola lancetta stile ?feuille? in oro bianco annerito che riprende il colore delle due lancette al centro del cronografo e della sdoppiante.
Costruito, come dicono alla Patek Philippe “un esemplare alla volta” presenta, naturalmente come tutti i suoi “fratelli”, il Sigillo Patek Philippe.
Prezzo: 316.850 Eur
contaminuti
vedi gli orologi più economici a Rolex Daytona
A Basilea – Baselworld 2010 la Maison ha lanciato la nuova referenza 5950A che presenta un movimento cronografico “à rattrapante” ultrapiatto che vuole rendere merito con la sua cassa in acciaio agli storici modelli costruiti negli anni ’40, oggi tra i più desiderati dai collezionisti.
Il Calibro CHR 27-525 PS è il movimento meccanico con cronografo monopulsante più sottile del mondo. Interessante decodificare dalle sue sigle alcune importanti informazioni:
CHronographe à Rattrapante (sdoppiante), 27 mm di diametro, 5,25 mm di spessore, Piccoli Secondi
In esso sono racchiuse alcune importanti innnovazioni: in primo luogo un contatore di 60 minuti che lavora in presa diretta con il pignone conduttore della minuteria. Poi le ruote del meccanismo del cronografo (ruota conduttrice del cronografo, ruota d’innesto e ruota intermedia) sono dotate di denti dal profilo brevettato che consentono di inserirsi perfettamente gli uni negli altri invece di creare attriti tra di loro.
Patek Philippe può anche permettersi di adottare una soluzione controcorrente come quella di racchiudere un Calibro ultrasottile in una cassa di acciaio, invece che inserirlo in metalli preziosi, senza che questo significhi rivedere i suoi standard o prezzi: è così e basta. Nel 1976 quando apparve il suo modello sportivo per eccellenza Nautilus, non fu così? Addirittura lo promuoveva con lo slogan provacatorio “Uno degli orologi più cari del mondo è in acciaio“.
La cassa tonneau in acciaio massiccio del 5950A misura 37 mm di larghezza e 44,60 mm da ansa ad ansa. E’ impermeabile fino a 30 metri di profondità e la Maison dichiara che è “dotata di guarnizioni sui diversi componenti della cassa, sul pulsante rettangolare della lancetta sdoppiante posto tra le ore 1 e le ore 2, sull’albero di carica e sul pulsante del cronografo alloggiato nella corona. Esse assicurano una protezione efficace contro gli spruzzi d’acqua e le brevi permanenze acquatiche“. Io personalmente non riuscirei a buttarmi in acqua con un Patek neanche per una “breve permanenza”, il cinturino in alligatore bruno a scaglie quadrate, cucito a mano con fibbia ad ardiglione in acciaio ornata di un decoro inciso e laccato in nero, neppure lui lo consiglierebbe…
il quadrante opalino argenté è dotato di una scala minuti “a binario” che sottolinea lo stile maschile e tecnologico di questo cronografo “à rattrapante”. Dettaglio originale e raffinato: i quattro angoli del quadrante si adornano di un decoro inciso in nero. La misura dei tempi limitati e dei tempi intermedi si effettua mediante la lancetta del cronografo al centro e la sua sdoppiante, ambedue ossidate in nero e dotate di contrappeso. L’indicazione del tempo normale è fornita da due eleganti lancette stile “feuille” in oro bianco 18 carati, anch’esse al centro, puntate verso cifre Breguet applicate in oro bianco. I due quadranti ausiliari sono ornati da un fine decoro azzurrato; i piccoli secondi a ore 9 vengono segnati da una piccola lancetta in oro bianco dello stesso stile delle lancette di ore e minuti, mentre il contatore continuo di 60 minuti a ore 3 monta una piccola lancetta stile ?feuille? in oro bianco annerito che riprende il colore delle due lancette al centro del cronografo e della sdoppiante.
Costruito, come dicono alla Patek Philippe “un esemplare alla volta” presenta, naturalmente come tutti i suoi “fratelli”, il Sigillo Patek Philippe.
Prezzo: 316.850 Eur
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8 mar 2011
Christophe Claret- 20 anni di Alta Orologeria
C’è un uomo molto elegante, molto riservato che raramente si vede apparire in pubblico. E’ uno dei più grandi maestri orologiai contemporanei, mente fantasiosa autrice dei forse più complicati pezzi di Alta Orologeria mai creati. Nacque a Lione ma si trasferì subito per seguire gli studi di orologeria a Ginevra prima di iniziare – seguendo il verbo – a fare il restauratore di orologi antichi. Quest’anno la sua manifattura indipendente festeggia il 20° anniversario.
Il suo nome è Christophe Claret.

Sono passati tanti anni, ma la superstar Claret ha continuato a volare e sempre più in alto.
Nel 2009 arriva un segnatempo simbolo: il DualTow creato per simboleggiare tutte le consulenze fatte a Maison piccole e grandi occorse negli anni, un cronografo planetario a suoneria e tourbillon che custodisce al suo interno numerose invenzioni, una delle quali brevettata. A Baselworld 2010 ho potuto veder funzionare e toccare (con i guanti bianchi), questa meraviglia – reinterpretata con un look aggressivo – in cui il nero e le sue mille sfumature la fanno da padrone il DualTow NightEagle. (in fondo il link alla sua recensione)
Tradotta in termini di orologeria, questa volontà ha dato nascita a un meccanismo unico al mondo. Per conferire un tocco di lusso ancora più esclusivo, il cliente può scegliere tra un’ampia gamma di colori (illimitati) per decorare il suo orologio. Segnatempo commemorativo dal carattere provocatore e senza equivalenti, il DualTow è per definizione disponibile in edizione limitata a 68 esemplari, tutti unici.
Nel prossimo articolo entrerò nei dettagli tecnici di questo mostro meccanico.
contaminuti
vedi gli orologi più economici a Patek Philippe
Il suo nome è Christophe Claret.
Christophe Claret DualTow NightEagle
Specializzato nel concretizzare le più assurde variazioni nel Gotha della micromeccanica, alla Christophe Claret SA un ripetizione minuti è come un solotempo: troppo semplice da realizzare. E’ proprio questa la complicazione con cui Christophe esordì a Baselworld nel 1987, quando il proprietario di una grande casa orologiera gli chiese di metterne a punto uno.Sono passati tanti anni, ma la superstar Claret ha continuato a volare e sempre più in alto.
Nel 2009 arriva un segnatempo simbolo: il DualTow creato per simboleggiare tutte le consulenze fatte a Maison piccole e grandi occorse negli anni, un cronografo planetario a suoneria e tourbillon che custodisce al suo interno numerose invenzioni, una delle quali brevettata. A Baselworld 2010 ho potuto veder funzionare e toccare (con i guanti bianchi), questa meraviglia – reinterpretata con un look aggressivo – in cui il nero e le sue mille sfumature la fanno da padrone il DualTow NightEagle. (in fondo il link alla sua recensione)
Tradotta in termini di orologeria, questa volontà ha dato nascita a un meccanismo unico al mondo. Per conferire un tocco di lusso ancora più esclusivo, il cliente può scegliere tra un’ampia gamma di colori (illimitati) per decorare il suo orologio. Segnatempo commemorativo dal carattere provocatore e senza equivalenti, il DualTow è per definizione disponibile in edizione limitata a 68 esemplari, tutti unici.
Nel prossimo articolo entrerò nei dettagli tecnici di questo mostro meccanico.
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vedi gli orologi più economici a Patek Philippe
7 mar 2011
Breve storia del Reverso, l'icona-successo di Jaeger le-Coultre
Quando dico Londra dico Big Beng, quando dico Napoli dico Pizza, quando dico Jaeger-LeCoultre dico REVERSO!
Nonostante non avesse mai copiato tale soluzione durante nessuna esposizione orologiera prima di allora, (ndr. non come fanno oggi i cinesi a Basilea…) Renè Alfred Chauvot non poteva immaginare che in quel marzo del 1931 la sua idea, depositata all’ufficio brevetti di Parigi, avrebbe caratterizzato per sempre la casa orologiera di Le Sentier.
Il progetto girava intorno ad una soluzione per far scorrere su se stessa la cassa di un orologio per permettersi di ribaltarsi completamente e di proteggere quindi il vetro stesso dai colpi accidentali che si potevano verificare con l’uso durante un’ attività sportiva.
L’idea nacque una decina di anni prima quando durante un viaggio in India un tal Cèsar Trey, che si occupava di protesi dentarie, per caso venne a sapere da alcuni giocatori di polo che i loro orologi si rompevano spesso durante le partite.
Al suo rientro in svizzera parlò della sua idea del Reverso a Jacques-David LeCoultre, orologiaio nella Vallèe de Joux, quest’ultimo insieme al parigino Edmond Jaeger commissionarono lo studio della fattività a Chauvot.
Il primo Reverso venne alla luce nel 1931 e da allora ad ora dopo 77 anni questo orologio è rimasto praticamente immutato.
Specialmente negli ultimi anni sono usciti diversi modelli di Reverso frutto di una fantasia che ha come base di partenza un uso come abbiamo detto sportivo ma che, vista la linea che richiama al classico, ora è più facile vederlo in un ambiente più “protetto” come un ufficio o alla sera al teatro, non fosse altro che per il suo prezzo che specie nelle versioni Platinum No.2 e Grande Reverso Enamel (l’ultimo con rappresentate sul quadrante scene liberty di Renoir) non è proprio cosa da poco.
Anche con il nuovo modello, nato nel 2006 per celebrare il 75° anniversario, è proprio il caso di dire che Squadra Vincente non si cambia!
contaminuti
vedi gli orologi più economici a U-Boat
Nonostante non avesse mai copiato tale soluzione durante nessuna esposizione orologiera prima di allora, (ndr. non come fanno oggi i cinesi a Basilea…) Renè Alfred Chauvot non poteva immaginare che in quel marzo del 1931 la sua idea, depositata all’ufficio brevetti di Parigi, avrebbe caratterizzato per sempre la casa orologiera di Le Sentier.
L’idea nacque una decina di anni prima quando durante un viaggio in India un tal Cèsar Trey, che si occupava di protesi dentarie, per caso venne a sapere da alcuni giocatori di polo che i loro orologi si rompevano spesso durante le partite.
Al suo rientro in svizzera parlò della sua idea del Reverso a Jacques-David LeCoultre, orologiaio nella Vallèe de Joux, quest’ultimo insieme al parigino Edmond Jaeger commissionarono lo studio della fattività a Chauvot.
Il primo Reverso venne alla luce nel 1931 e da allora ad ora dopo 77 anni questo orologio è rimasto praticamente immutato.
Specialmente negli ultimi anni sono usciti diversi modelli di Reverso frutto di una fantasia che ha come base di partenza un uso come abbiamo detto sportivo ma che, vista la linea che richiama al classico, ora è più facile vederlo in un ambiente più “protetto” come un ufficio o alla sera al teatro, non fosse altro che per il suo prezzo che specie nelle versioni Platinum No.2 e Grande Reverso Enamel (l’ultimo con rappresentate sul quadrante scene liberty di Renoir) non è proprio cosa da poco.
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